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lunedì 23 giugno 2025
Recensione di “Love Me Now” – Francesca Giaccari
📀 Produzione e sound
Il brano si muove su coordinate pop-dance con influenze anni '90 e primi 2000. Tuttavia, quello che avrebbe potuto essere un omaggio nostalgico finisce per sembrare semplicemente datato. La produzione non brilla: i suoni sono già sentiti, l’arrangiamento è piuttosto piatto e manca quell’elemento distintivo che possa renderlo attuale o interessante.
La traccia soffre di una produzione non impeccabile: il mix appare poco bilanciato, con una voce che a volte fatica a integrarsi nel tappeto sonoro. I synth sono generici e i beat, benché ballabili, mancano di originalità o mordente.
🎶 Testo
Il testo è piuttosto banale e prevedibile, giocato su cliché romantico-sensualoidi che non lasciano il segno. Nessuna profondità, nessuna sorpresa: “Love me now” sembra scritto in automatico, come se bastasse mettere insieme qualche frase d'effetto per far colpo.
Cosa funziona
Il brano ha comunque una sua orecchiabilità: si lascia ascoltare facilmente e ha una struttura pop ben collaudata.
Francesca ha una voce gradevole, con un timbro interessante, ma non viene valorizzata appieno da questa produzione.
👉 Considerazioni finali
"Love Me Now" è uno di quei brani che passano senza lasciare traccia: piacevole all’ascolto, ma senza anima. È il tipico esempio di prodotto confezionato più per immagine che per contenuto, dove il déjà-vu musicale pesa più della voglia di riascoltarlo.
Serve più coraggio, più identità, più verità.
Nonostante ci sia la Rossodisera, la produzione non è delle migliori.
VOTO 4
lunedì 17 giugno 2019
Diamante De Nardi
Nasce a Reggio Calabria il 30 Marzo del 1969, dove vivrà fin all’età di 40 anni, per poitrasferirsi a Firenze per amore con i suoi tre figli. Attualmente abita a Calvi dove si è trasferita da un anno insieme a tutta la sua famiglia.
Fin dalla più tenera età manifesta propensioni artistiche. All’età di 3 anni convince i genitoriad iscriverla ad un corso di danza classica che frequenterà per i successivi 4 anni, presso la suola di danza del Maestro Antonio Piccolo. Lascerà presto a causa degli ostacoli della famiglia che non vede di buon occhio il mondo dello spettacolo.
L’esigenza di espressione artistica la porta ben presto ad esplorare tutte le altre forme dicomunicazione e la poesia è una di queste...
Finito il liceo si propone come animatrice nei villaggi turistici e fa esperienza anche con laValtur. In questa occasione ha l’opportunità di salire sul palco e sperimentare la recitazionein una commedia musicale che verrà portata in scena anche al teatro di Trento.
In tutto autodidatta, non ha mai frequentato corsi di recitazione, né di canto, è una ribellee il suo è un istinto primordiale, un’esigenza vitale!
Rientrata nella città di origine a causa di problemi familiari, nel 1993 riprende gli studi di danza presso la scuola di Patrizia Muzzupappa. Durante uno stage, ha la fortuna di imbattersi nel ballerino e coreografo: Mauro Astolfi (amici di Maria De Filippi), che le propone una borsa di studio di tecnica Hip-Hop presso lo IALS di Roma, dove si ferma per non più di un mese, il destino la riporta obbligatoriamente al rientro nella sua città di origine.
Nuovo inizio, nuova passione, incontra un gruppo di amici con cui mette su una bandRock, Blues e Disco dance anni 70/80. L’amore per la musica la porta ad ascoltare e cantare tutti i generi musicali, compreso il jazz
Da allora tante band fino al matrimonio ed alla scelta di essere madre. Si dedica anima e corpo alla famiglia abbandonando il mondo dello spettacolo.
I suoi sogni restano chiusi in un cassetto per 18 anni, ma la passione per la musica brucia e nel marzo del 2018 riprende la sua attività di cantante.
La svolta è il festival internazionale di voci nuove “Il microfono d’Oro”, al quale partecipa quasi per gioco, ma lì l’aspetta una giuria composta da professionisti del settore.
Alla finale una standing ovation sancisce l’inizio del sogno...
Dal 1° giugno sarà in Radio Date sul circuito AudioCoop. Non perdetela!
(CANTANTE, POETESSA, PITTRICE, INSEGNANTE DI YOGA E MASTER REIKI)
Fin dalla più tenera età manifesta propensioni artistiche. All’età di 3 anni convince i genitoriad iscriverla ad un corso di danza classica che frequenterà per i successivi 4 anni, presso la suola di danza del Maestro Antonio Piccolo. Lascerà presto a causa degli ostacoli della famiglia che non vede di buon occhio il mondo dello spettacolo.
L’esigenza di espressione artistica la porta ben presto ad esplorare tutte le altre forme dicomunicazione e la poesia è una di queste...
Finito il liceo si propone come animatrice nei villaggi turistici e fa esperienza anche con laValtur. In questa occasione ha l’opportunità di salire sul palco e sperimentare la recitazionein una commedia musicale che verrà portata in scena anche al teatro di Trento.
In tutto autodidatta, non ha mai frequentato corsi di recitazione, né di canto, è una ribellee il suo è un istinto primordiale, un’esigenza vitale!
Rientrata nella città di origine a causa di problemi familiari, nel 1993 riprende gli studi di danza presso la scuola di Patrizia Muzzupappa. Durante uno stage, ha la fortuna di imbattersi nel ballerino e coreografo: Mauro Astolfi (amici di Maria De Filippi), che le propone una borsa di studio di tecnica Hip-Hop presso lo IALS di Roma, dove si ferma per non più di un mese, il destino la riporta obbligatoriamente al rientro nella sua città di origine.Nuovo inizio, nuova passione, incontra un gruppo di amici con cui mette su una bandRock, Blues e Disco dance anni 70/80. L’amore per la musica la porta ad ascoltare e cantare tutti i generi musicali, compreso il jazz
Da allora tante band fino al matrimonio ed alla scelta di essere madre. Si dedica anima e corpo alla famiglia abbandonando il mondo dello spettacolo.
I suoi sogni restano chiusi in un cassetto per 18 anni, ma la passione per la musica brucia e nel marzo del 2018 riprende la sua attività di cantante.
La svolta è il festival internazionale di voci nuove “Il microfono d’Oro”, al quale partecipa quasi per gioco, ma lì l’aspetta una giuria composta da professionisti del settore.
Alla finale una standing ovation sancisce l’inizio del sogno...
Dal 1° giugno sarà in Radio Date sul circuito AudioCoop. Non perdetela!
(CANTANTE, POETESSA, PITTRICE, INSEGNANTE DI YOGA E MASTER REIKI)
giovedì 21 febbraio 2019
Українці їдуть в Італію, а італієць — в Україну.
Італійський співак і композитор Альфонсо Олівер проживає в Україні вже більш ніж два роки. Вперше він відвідав Україну у 2016 році й одразу вирішив тут залишитися. Альфонсо стверджує, що йому добре жити саме на цій землі, незважаючи на парадоксальність рішення:
“Хочу бути прикладом для своїх співвітчизників, щоб показати, що в Україні теж можна жити та працювати”
Головна справа Альфонсо — збудувати культурний міст між двома державами, Італією та Україною. Співак перекладає відомі українські пісні на італійську мову. Нещодавно Альфонсо презентував пісню про українок в Італії, - “Зустріти тебе”. У відеокліпі до пісні, він хотів показати усім італійцям, що українки є красивими, гордими та незважаючи на свій статус, пам'ятають про рідну землю.
“Хочу бути прикладом для своїх співвітчизників, щоб показати, що в Україні теж можна жити та працювати”
Головна справа Альфонсо — збудувати культурний міст між двома державами, Італією та Україною. Співак перекладає відомі українські пісні на італійську мову. Нещодавно Альфонсо презентував пісню про українок в Італії, - “Зустріти тебе”. У відеокліпі до пісні, він хотів показати усім італійцям, що українки є красивими, гордими та незважаючи на свій статус, пам'ятають про рідну землю.
Відеокліп "Зустріти тебе" можна переглянути тут:
martedì 18 settembre 2018
MARY MARY: L’INTERVISTA
Siamo
qui con Maria Marino, in arte Mary Mary, cantautrice che, dopo aver
intrapreso lezioni di canto, decide di dedicarsi amache alla
scrittura di brani che la portano a collaborare con un grande autore
qual è Sergio Vinci, con il quale collabora alla stesura del suo
primo inedito “D’amore
Morirei”. Proprio con questo
brano, Mary Mary si ritrova ora catapultata tra le onde di numerose
stazioni radio… l’abbiamo intervistata per parlarci di questo e
di quali siano le sue sensazioni.
Benvenuta
Maria,
E’
passata solo qualche settimana dal radio date di “D’AMORE
MORIREI”, il tuo primo inedito, e
già, questo brano, sembra ottenere un ottimo riscontro da parte del
pubblico…cosa si prova a sentire il proprio brano- in parte scritto
da te tra l’altro- o comunque, come ci si sente sapendo che il
proprio nome passa accanto a quello dei big della musica italiana?
Grazie.
È un'immensa soddisfazione. Mi sento molto lusingata e incredula,
anche se per me è un sogno che si realizza, anzi il SOGNO.
Tutto questo mi fa capire che ai desideri e ai sogni, non bisogna mai
porre dei limiti. Ho iniziato a comporre alle medie, quindi 11 anni;
ho sempre usato la musica e le parole, per capire quello che mi stava
succedendo o mi ponevo le domande sulla vita, alla ricerca di
risposte. La Musica per me è sempre stata mia complice e
consigliera. Lei unico mezzo, per alleggerire i primi problemi
adolescenziali e da cui non mi sentivo giudicata. Diciamo che negli
anni ha continuato a ricoprire lo stesso ruolo, visto che da adulta
ho scritto “D'Amore Morirei”. Il brano è nato dall'incontro e
dalla collaborazione di due Anime Simili, due innamorati ad
oltranza,dell’Impossibile e dei Miracoli, Sergio Vinci .Dopo
avermi invitata ad un Writing ,alla Casa Discografica BigFat
MusicProduction, con sede a Cattolica, precisamente a Gradara;
Sergio ha potuto constatare la mia preparazione artistica e ha
deciso che avrei dovuto far parte degli autori BigFat. Per cui ora
sono Autrice BigFat oltre che compositrice dei miei inediti. In
“D’Amore Morirei” abbiamo prima lavorato sulla melodia e su
quella poi io, ne ho ideato il testo . Con l'uscita di questo
inedito, dopo neanche una settimana, ho partecipato a un concorso di
soli cantautori “Incantatore” che si è svolto a Cascina,
piazzandosi tra i primi 3. Di seguito quest'anno ho partecipato al#
VFlive , Video festival live come cantautrice e sono arrivata tra i 5
finalisti: Tanti sacrifici, Grandi soddisfazioni.
“D’amore
morirei” nella sua compattezza
melodica, racchiude una tematica molto profonda: non si tratta
soltanto di una canzone d’amore, qui l’Amore è personificato e
le viene chiesto se valga la pena rinunciare ad essere se stessi per
inseguire l’amore o per non perderlo. Quanto è difficile e che
ruolo gioca, in una relazione, questa componente della propria
identità, del proprio essere se stessi ?
Si
in effetti, qui ho affrontato un argomento molto delicato. Per una
come me, che quando ama, si dona anima e corpo, scoprire che forse il
gioco non ne vale la candela, è stato traumatico. Io ho sempre
creduto nell'amore con la A maiuscola. Ma ho anche sempre creduto
nella reciprocità, nella simbiosi, nel donarsi senza paure e remore,
nell’affidabilità, nel completarsi. Nel rispetto non solo della
Persona, ma anche della Personalità. Nella libera scelta, senza
doversi sentire obbligati, insomma nel Rispetto della propria
essenza. Fin quando è stato, o ho creduto, fosse così, ho
realizzato il mio sogno, per poi scoprire che, forse non conosci mai
appieno chi ti è accanto. Anche se nessuno è perfetto e ognuno di
noi ha i suoi pregi e i suoi limiti, arriva un momento che i conti
non tornano e allora, è giusto adattarsi ai cambiamenti della vita.
Meglio un giorno da leone che …….
E’
possibile che nel rapportarsi attraverso l’amore in una relazione,
si cambi a tal punto da perdere la propria essenza, o si tratta
forse soltanto di una crescita, di un confronto con l’altro così
profondo, da permetterci di migliorare ed arricchire noi stessi?
Se
il rapporto e costruito seguendo l’unità di misura Amore, tutto è
possibile, tutto è giusto e fantastico. Quando subentra l'ego nel
rapporto, con tutto ciò che ne deriva, cominciano i problemi e chi
prima ti era amico e compagno con il tempo cambia ruolo diventando l'
opposto.
E
allora cominciano i problemi. Molto spesso perché subentrano
elementi esterni che fanno da disturbatori. Questo succede quando si
da' l'altro per scontato. L'orto va sempre curato se no’ va' in
malora.
“Sai
che c’è? È di me che ho bisogno, E non di te che ho bisogno,
Amati di più”
…una frase come questa, estratta proprio dal brano, ci fa capire
quanto in realtà siamo noi, i migliori conoscitori di noi
stessi…tutto il resto, le altre persone hanno uno sguardo esterno,
ma dentro poi, siamo noi a sondare e siamo noi poi, che
scoprendo le nostre possibilità, nonché i limiti, possiamo
apprezzarci; quanto invece ci lasciamo talvolta influenzare dal
giudizio degli altri, dimenticandoci di dare conto poi a noi stessi…?
Si,
infatti è questa la conclusione a cui sono arrivata. Quando perdi
uno dei pilastri su cui tu ti appoggiavi e contavi , avendo
fatto il possibile e l'impossibile per evitarlo , capisci che non ti
resti altro che te stessa: devi contare su te stessa e le tue forze .
Non puoi mollare perché è di te che hai bisogno e di nessun altro.
Gli altri sono sostituibili, tu no'. Quindi amiamoci di più. Solo
così riusciremo ad amare il resto del mondo. L'errore è che ci
hanno insegnato che per completarci abbiamo bisogno di qualcuno
altro. Di essere la metà di qualcuno. Questo concetto fa
acqua da tutte le parti, perché con un'altra persona, formiamo un
Insieme e se c’è collaborazione Amore, rispetto, stima reciproca e
si persegue un fine comune, che è la ricerca della felicità, tutto
funziona alla grande Ma i veri Guerrieri affrontano la vita a testa
alta e confidando sulle proprie forze. Solo così anche se perdono
una battaglia vinceranno la guerra.
Prima
di salutarci, data questa ottima partenza, ci sarà un nuovo inedito
che sarà poi trasmesso in radio? Ci sono inoltre altri progetti,
parallelamente al singolo in rotazione?
Si
, proprio tra giorni è prevista l'uscita, su tutte le piattaforme
digitali , del mio nuovo inedito BigFat MusicProduction,
SergioVinci/Maria Marino ,”Maledetta/Benedetta” con video
annesso, che troverete su BigFat Channel. Con “D’Amore Morirei
“ho superato la I fase di un Contest del TMF Music
Camp24/26agosto 2018. Grazie a questo ho potuto partecipare al Campus
Musicale Cet Mogol . Esperienza fantastica sia per quanto riguarda
la preparazione Artistica che umana. Bravissimi e preparati
tutti i professionisti, che si sono prestati a migliorare le nostre
prestazioni artistiche e, ciliegina sulla torta, il maestro Mogol con
la sua lezione a teatro. Esperienza Paradisiaca. A conclusione del
campus II fase del Contest TMF con il mio nuovo inedito
“Maledetta/Benedetta”. Oltre a questi inediti ho cominciato un
progetto, con un giovane arrangiatore romano, Deville (Alessandro
D'Alessio).Con Deville sto’ lavorando al progetto di un “EP”
con dei brani composti con musica e parole mia, ma con la sua
revisione e arrangiamento musicale, pronto a breve . Insomma W la
musica. Per chi mi volesse seguire può iscriversi alla mia pagina
YouTube https://youtu.be/OvfKAjPnWxw
Mary Mary Artist E nelle mia pagina Facebook Mary Mary
Artista @musicparoleevita. Oltre Istagram marino4908 Grazie di tutto
e Buona Vita.
Sonia Bellin
lunedì 30 luglio 2018
MAURIZIO MARTINI: “VOGLIO ANDARE AL MARE”
Si intitola così il nuovo singolo di
Maurizio Martini, cantautore romano che sin da adolescente, manifesta
un interesse verso l’arte e in particolare il teatro dove tra i
vari ruoli di attore protagonista, si accinge anche in quello di
aiuto- regista. Il primo approccio con la musica risale invece al
lontano 1989, quando Maurizio Martini interpreta un pezzo scritto da
niente meno che Ivan Cattaneo. I tempi erano diversi, la musica non
era ancora digitale, e i singoli venivano pubblicati in quei
nostalgici 45 giri, con un occhio di riguardo alla copertina
cartonata. Anche la musica quindi, entra a far parte della vita di
Maurizio e,nel 2015, pubblica il suo album d’esordio intitolato
“Soli”. Il disco, disponibile in tutti i canali digitali (Itunes,
spotify, amazon), vede Maurizio sia come cantautore che come
interprete di brani quali “Dio c’è”, “Dare Amore” e,
“Precipitando”, titoli che fanno presagire tutta la sua
sensibilità artistica e la capacità di esprimersi attraverso parole
che possono essere recepite e accolte da qualunque persona possa in
qualche modo riconoscersi in questi vissuti raccontati. Tra l’altro,
proprio queste canzoni, ottengono ottimi riscontri, non solo in
termini di visualizzazioni, ma anche di consensi su facebook. Due
anni dopo, è giugno 2017, Maurizio ritorna con “Naufraga”, altro
brano che viene distribuito su tutte le piattaforme digitali,
riuscendo ad entrare anche nella classifica di vendita su Itunes! Ma
non è tutto perché il video di “Naufraga” viene visto da
migliaia di persone, il brano arriva al 7° posto della classifica
RADIO AIR PLAY INDIPENDENTI ITALIANI e al 3° della classifica INDIE
ed EMERGENTI ITALIANI, dove resta per ben 5 mesi, senza tralasciare
poi il Premio Spazio D’autore, ricevuto presso San Gimignano, in
quelli di Siena, il 9 Agosto 2017 e il riconoscimento assegnatogli
dalla società AFI a Castrocaro Terme.
E se il 2017 può dirsi per Maurizio
Martini un anno fortunato, non è certo da meno questo 2018, tra cui
vale la pena di ricordare il brano “Busta Feat”cantato in duetto
assieme a Tiziana Rivale e che arriva all’8° posto della
classifica indie. Un percorso in continua crescita, fatto di
esperienze tra loro diversificate ma con l’unico obbiettivo di
migliorarsi attraverso l’arte e le sue innumerevoli espressioni e
collaborazioni, con grandi nomi che hanno impreziosito le varie tappe
di questo cammino, fino ad arrivare a questo ultimo singolo, “Voglio
andare al mare”che, per mezzo di un linguaggio ironico, prende
diretta ispirazione dai tipici tormentoni anni ’80, senza
tralasciare le contaminazioni elettroniche che andavano molto di moda
in quell’epoca e aggiungendo qua è là, qualche richiamo al pop
d’autore, in cui l’ironia, non è mai fine a se stessa.
Sonia Bellin
lunedì 2 luglio 2018
“INSIDIOUS INSIDE” DELLE MUMBLE RUMBLE
Si tratta di una formazione rock tutta al femminile composta da Meltea Keller (voce), Tiziana Govoni (chitarra), Cristina Atzori (batteria), Erica Martini (basso), che affonda le radici agli inizi di quegli indimenticabili anni ’90, quando il ruggire di un rock aggressivo, andava a creare un genere- il grunge- che di quell’epoca avrebbe espresso tutto il sentimento e le contraddizioni. Dalla rabbia, da tutte le insidie da essa derivate, dalle incertezze e dall’incapacità di affrontarle, ma anche dalla forza e dalla speranza, nasce l’ultimo lavoro di studio delle Mumble Rumble, che dalla città di Bologna, arrivano con la voglia di stupire e di eccedere con le sperimentazioni, creando di volta in volta, attraverso le loro canzoni, un linguaggio e uno stile originale.
Pubblicato il 18 maggio 2018 su etichetta LAtlatinde e distribuito da edel, “INSIDIOUS INSIDE” è frutto infatti, di un’innata capacità di raccogliere assieme a tematiche libere da qualsiasi vincolo, uno sfondo musicale altrettanto libero da qualsiasi etichetta, distribuendosi fra grunge, punk , hard-core, noise… come anche su qualche richiamo metal, qualsiasi stravolgenza insomma, a cui il genere rock possa prestarsi. Il parallelismo con le Hole diventa quasi imprescindibile, se si pensa al fatto che la formazione è tutta al femminile, tuttavia qui è tutto made in Italy e l’energica sensualità sottesa ad ogni brano, è costantemente equilibrata da un voler addentrarsi tra le insidie dell’underground e,di riflesso,tra tutte quelle paure, celate ma pur sempre presenti, “insidiate” fra le sfuggenti oscurità della nostra anima.
“In quel buio tutt’attorno, nel silenzio tutt’attorno, piccolissimi rintocchi, come spilli sotto gli occhi…”, In INTRO, il noise delle chitarre distorte si incanala in un susseguirsi di colpi di batteria che sbattono le porte all’entrata in scena del basso: “La sera viene, paura trema… io sto su”: la voglia di rivincita, di non lasciarsi soggiogare, di rimanere in piedi nonostante la il violento stridere di tutto questo suono lancinante, dove c’è un grido che si distingue, un grido che sembra scaturire da un silenzio assordante, da questi rumori in sottofondo che rabbrividiscono l’atmosfera già dalla prima traccia.
La STAGIONE DELLE STREGHE è aperta da un riff di chitarra, che quasi squinternata, si ritrova a rincorrere gli accordi sfasciati in un pentagramma sfinito dagli sbalzi d'umore degli strumenti. Strumenti che a turno, sono immersi nell’underground musicale, dove la risalita è uno svettare in alto, per poi ricadere nel buio catacombale, di un suono denso e siderale.
In DON’T LET ME TAKE YOU, i riff di chitarra diventano pressochè corrosivi, quasi a voler difendersi da queste iside sfascianti, che permeano un’anima inquieta
Nell’inciso, non a caso, la voce della cantante sorpassa ogni performance strumentale, imponendosi come baluardo di questo contrattacco, dove niente sembra ergersi a confronto, di questa sua tonalità- limpida e pietrificata allo stesso tempo- una roccia che ha resistito al tempo e alle intemperie, lasciando che le schegge, come gli echi dei suoni che fuoriescono da un passaggio all'altro, alimentassero il terreno su cui giacciono indenni.
E arriva LANCILLOTTO, qui la voce si carica di armoniosa sensualità, e il titolo non sembra allora casuale se si pensa a tutta la passionalità, alla trama insidiosa anche questa, dietro il nome del famoso cavaliere.Qui la tensione delle corde pare ad un certo punto cedere al basso, il quale, in sottofondo non accenna a perdere un colpo; ma le chitarre resistono, non si danno per vinte, come è nello stile delle Mumble,, anzi, ad imitazione di una fionda, più sono tese, e più sono capaci di raggiungere orizzonti musicali inesplorati, dove la concavità degli accordi, amplifica un suono la cui ricezione è avvertita dalla più diverse angolazioni, ognuna con una resa diversa e indispensabile per lo scagliarsi del risultato finale.
E con PANDORA, ecco un altro titolo con rimandi storici-mitologici, com’è tipico del genere metal, soprattutto in tutto quel panorama musicale nordico, che dalla mitologia norrena e finnica, ha raccontato le più curiose e fantasmagoriche leggende, attraverso estroflessioni sinfoniche, presenti anche in INSIDIOUS INSIDE.
In PANDORA il sound più moderno, va a ritroso tra le influenze del classic rock: un vecchio pezzo dei Led Zeppelin sembra qui incontrare le sperimentazioni elettroniche dei Muse e dei Placebo, due band capaci che esemplari, capaci nel corso degli anni e della loro evoluzione musicale, di riprendere il rock più depurato, più scarno, dandogli un’impronta del tutto nuova...ora una girl rock-band italiana(e il termine rock, ancora una volta sarebbe riduttivo) li riprende tutto quanto, vecchio e nuovo, inerpicandosi sul noise e sul post-core, fondendo il sound americano, con i suoni più sfumati del nord europa. PANDORA, a ricordo di quel famoso vaso custode di tutto il male del mondo e di colpo aperto lasciando che tutte le disgrazie si distribuissero in questo pianeta, sembra che assieme alla speranza, abbia trattenuto anche tutta una serie di possibilità di rinascita, di riscoperta musicale, dando prova di una sperimentazione strumentale che non si pone limiti o remore e che, passando per la formazione classica e quella poi moderna, non abbia rinunciato ad assorbire qualche influenza del metal più contenuto. L’andamento stesso del brano ce lo fa percepire: un insinuarsi cupo tra queste radici del rock, che come una luce intermittente, si rischiara, per poi ritornare di colore scuro.
Rispetto alla traccia precedente,THIS EMPTY HEART ha decisamente tutta un’altra struttura; a dimostrazione della versatilità musicale della band, capace di piegare ogni strumento a servizio di un sound e di uno stile di brano in brano e di volta originale, parte quasi alla sprovvista, l’energia vocale di Meltea che irrompe sulla distorsione di una chitarra fragorosa, a cui rispondono strascichi di batteria che insistono su battute imminenti, senza lasciare pause di riflessione.
Un susseguirsi inaspettato di sperimentazioni noise che prosegue con la settima traccia dal titolo SCHICKSAL, un brano in lingua tedesca. SCHICKSAL si apre con un netto hard rock è, il caso vuole, che proprio la lingua tedesca con il suono crespo e consonantico, ben si presti a sussistere su un sfondo così crudo e battente: non c’è scampo in questo vortice di spasmi di batteria intervallati a quelli di un basso mai stanco di propinare insidiose costellazioni di ombre minacciose: qui la luce è sembra adombrata dalle tenebre più irriverenti.
L’intro della traccia 8 ci riporta alle origini del rock, all’alba rischiarata da quella revolution dei beatles che le chitarre qui raccordano per poi di nuovo scordarsi in un noise spettrale, in cui il basso tra un inciso e l'altro, attenua gli arpeggi claustrofobici della chitarra.
Rincorre una batteria ansimante a cui la voce di Meltea, cerca di ridare respiro attraverso la stroncatura delle parole pronunciate, che si distribuiscono ordinate, in uno sfondo musicale conturbato.
In STUPID JIVES, le chitarre sono acidificate, attorcigliate su se stesse le corde creano suoni acuti ,innalzati verso alture insormontabili. che si stendono poi, per alcuni istanti, quasi a darci il tempo per realizzare le finiture di un turbinio strumentale, che ci cattura tra queste insidie inespugnabili.
L'ultima traccia è in italiano come lo era quella d’apertura: la firma di una band i cui risvolti internazionali, non smentisce la loro derivazione italiana; per quanto questa sia celata dietro un'emissione vocale frantumata da un andamento sincopato, le parole arrivano dirette a destinazione. Una meta per certi versi incerta, in cui lo sferragliare di un treno attraverso una galleria di suoni moderni, fa percepire in questo ultimo brano le medesime influenze dei Black Keys: ritorsione di corde su rotaie arrugginite, dove il suono ferroso, del grunge, rinvigorisce il rock più morbido, mentre noi ascoltatori siamo i passeggeri di questo treno, che sfreccia verso stazioni musicali non finora mai esplorate.
Sonia Bellin
venerdì 29 giugno 2018
FRANCIS SALINA RACCONTATO DA ALFONSO OLIVER: QUANDO UN TALENTO VIENE RICONOSCIUTO
Sembra
impossibile, ma anche oggigiorno, quando la musica, sia in radio, ma
soprattutto in tv e nei nuovi media, ha sempre meno spazio e, e nel
momento in cui, questa è sempre meno valorizzata perché venduta
come mero “prodotto da mercato”, c’è ancora chi, fa il
mestiere del musicista o del cantautore non ritenendolo tale, ma
soltanto perché la musica è la migliore forma comunicativa con cui
esprimersi. Nel mio lavoro di promoter radio, avendo a che fare
spesso con artisti emergenti o comunque che si autoproducono, noto
quanto la passione, la volontà di mettersi alla prova con la propria
arte, senza temere di mettersi in gioco, senza dimostrare a niente e
nessuno, senza dover per forza di cose “adeguarsi” alle “esigenze
di mercato”, essere nel vero senso del termine “indipendenti”,
sia fondamentale in questo ambito e quanto questo possa poi fare la
differenza, distinguendo un vero artista. Tra tutti questi, uno in
particolare mi ha colpito, e proprio su di lui vorrei soffermarmi
ora: Francis Salina, il quale, dopo una fiorente carriere di
professore, durante la quale ha pubblicato anche una serie di saggi,
non ha smesso di perseguire la sua passione per la musica e, passati
i 60 anni, ha deciso che era ora di rimboccarsi di nuovo le maniche e
di cominciare a fare quello che da tempo desiderava e che lo avrebbe
fatto conoscere al grande pubblico: cantare. Ecco allora che Francis
trova l’occasione per mettere in risalto un timbro baritonale
pressoché unico, una voce corposa e profonda che, nella
reinterpretazione di un classico del repertorio americano, qual è
THAT’S AMORE, diventa una hit radiofonica. Un caso sorprendente,
che è ha dell’incredibile: una vecchia canzone, quasi sconosciuta
in Italia (sebbene parte del testo fosse pure in dialetto napoletano)
non soltanto viene inserita in radio, ma continua ad essere trasmessa
in rotazione, fino ad entrare in classifica. Ma non è finita qui,
come dicevo poc’anzi, gli artisti di cui di solito mi occupo, si
autoproducono: Francis entra nella classifica dei brani indipendenti
più trasmessi dalle radio italiane, senza alcuna casa discografica
alle spalle e per di più, con un pezzo che non ha niente a che fare
con l’attuale panorama musicale italiano, neppure quello
indipendente. Questa è la prova che chi come Francis Salina ha il
talento e chi nutre una passione, coniugando le due cose, può
davvero ottenere i risultati che merita; nel momento in cui decide di
mettersi in gioco e di accettare una sfida come quella di imporsi un
pezzo difficile a cui molti interpreti, avrebbero rinunciato a
priori, lì, si riconosce il vero talento ma soprattutto, la volontà
di essere se stessi, senza alcun compromesso, senza essere uno fra
tanti; perché Salina non è non è una voce, ma è la Voce del
momento, la Voce capace di riprendere un vecchio brano, di ridargli
vita e calore attraverso una sua personale versione, e di farlo
canticchiare anche a tutti quelli ascoltatori che hanno apprezzato e
sanno apprezzare di continuo un cantante il quale, oltre che con una
voce unica, canta con il cuore.
Alfonso
Oliver
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