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lunedì 2 luglio 2018

“INSIDIOUS INSIDE” DELLE MUMBLE RUMBLE


Si tratta di una  formazione rock tutta al femminile composta da Meltea Keller (voce), Tiziana Govoni (chitarra), Cristina Atzori (batteria), Erica Martini (basso), che affonda le radici agli inizi di quegli indimenticabili anni ’90, quando il ruggire di un rock aggressivo, andava a creare un genere- il grunge- che di quell’epoca avrebbe espresso tutto il sentimento e le contraddizioni. Dalla rabbia, da tutte le insidie da essa derivate, dalle incertezze e dall’incapacità di affrontarle, ma anche dalla forza e dalla speranza, nasce l’ultimo lavoro di studio delle Mumble Rumble, che dalla città di Bologna, arrivano con la voglia di stupire e di eccedere con le sperimentazioni, creando di volta in volta, attraverso le loro canzoni, un linguaggio e uno stile originale.
Pubblicato il 18 maggio 2018 su etichetta LAtlatinde e distribuito da edel, “INSIDIOUS INSIDE” è frutto infatti, di un’innata capacità di raccogliere assieme a tematiche  libere da qualsiasi vincolo, uno sfondo musicale altrettanto libero da qualsiasi etichetta, distribuendosi fra grunge, punk , hard-core, noise… come anche su qualche richiamo metal, qualsiasi stravolgenza insomma, a cui il genere rock possa prestarsi. Il parallelismo con le Hole diventa quasi imprescindibile, se si pensa al fatto che la formazione è tutta al femminile, tuttavia qui è tutto made in Italy e l’energica sensualità sottesa ad ogni brano, è costantemente equilibrata da un voler addentrarsi tra le insidie dell’underground e,di riflesso,tra tutte quelle paure, celate ma pur sempre presenti, “insidiate” fra le sfuggenti oscurità della nostra anima.
“In quel buio tutt’attorno, nel silenzio tutt’attorno, piccolissimi rintocchi, come spilli sotto gli occhi…”, In INTRO, il noise delle chitarre distorte si incanala in un susseguirsi di colpi di batteria che sbattono le porte all’entrata in scena del basso: “La sera viene, paura trema… io sto su”: la voglia di rivincita, di  non lasciarsi soggiogare, di rimanere in piedi nonostante la il violento stridere di tutto questo suono lancinante, dove c’è un grido che si distingue, un grido che sembra scaturire da un silenzio assordante, da questi rumori in sottofondo che rabbrividiscono l’atmosfera già dalla prima traccia.
La STAGIONE DELLE STREGHE è aperta da un riff di chitarra, che quasi squinternata, si ritrova a rincorrere gli accordi sfasciati in un pentagramma sfinito dagli sbalzi d'umore degli strumenti. Strumenti che a turno, sono immersi nell’underground musicale, dove la risalita è uno svettare in alto, per poi ricadere nel buio catacombale, di un suono denso e siderale.
 In DON’T LET ME TAKE YOU, i riff di chitarra diventano pressochè corrosivi, quasi a voler difendersi da queste iside sfascianti, che permeano un’anima inquieta
Nell’inciso, non a caso,  la voce della cantante sorpassa ogni performance strumentale, imponendosi come baluardo di questo contrattacco, dove niente sembra ergersi a confronto, di questa sua tonalità- limpida e pietrificata allo stesso tempo- una roccia che ha resistito  al tempo e alle intemperie, lasciando che le schegge, come gli echi dei suoni che fuoriescono da un passaggio all'altro, alimentassero il terreno su cui giacciono indenni.
E arriva LANCILLOTTO, qui la voce si carica di armoniosa sensualità, e il titolo non sembra allora casuale se si pensa a tutta la passionalità, alla trama insidiosa anche questa, dietro il nome del famoso cavaliere.Qui la tensione delle corde pare ad un certo punto cedere al basso, il quale, in sottofondo non accenna a perdere un colpo; ma le chitarre resistono, non si danno per vinte, come è nello stile delle Mumble,, anzi, ad imitazione di una fionda, più sono tese, e più sono capaci di raggiungere orizzonti musicali inesplorati, dove la concavità degli accordi, amplifica un suono la cui ricezione è avvertita dalla più diverse angolazioni, ognuna con una resa diversa e indispensabile per lo scagliarsi del  risultato finale.
E con PANDORA, ecco un altro titolo con rimandi storici-mitologici, com’è tipico del genere metal, soprattutto in tutto quel panorama musicale nordico, che dalla mitologia norrena e finnica, ha raccontato le più curiose e fantasmagoriche leggende, attraverso estroflessioni sinfoniche, presenti anche in INSIDIOUS INSIDE.
In PANDORA il sound più moderno, va a ritroso tra le influenze  del classic rock: un vecchio pezzo dei Led Zeppelin sembra qui incontrare le sperimentazioni elettroniche dei Muse e dei Placebo, due band capaci che esemplari, capaci nel corso degli anni e della loro evoluzione musicale, di riprendere il rock più depurato, più scarno, dandogli  un’impronta del tutto nuova...ora una girl rock-band italiana(e il termine rock, ancora una volta sarebbe riduttivo) li riprende tutto quanto, vecchio e nuovo, inerpicandosi sul noise e sul post-core, fondendo il sound americano, con i suoni più sfumati del nord europa. PANDORA, a ricordo di quel famoso vaso custode di tutto il male del mondo e di colpo aperto lasciando che tutte le disgrazie si distribuissero in questo pianeta, sembra che assieme alla speranza, abbia trattenuto anche tutta una serie di possibilità di rinascita, di riscoperta musicale, dando prova di una sperimentazione strumentale che non si pone limiti o remore e che, passando per la formazione classica e quella poi moderna, non abbia rinunciato ad assorbire qualche influenza del metal più contenuto. L’andamento stesso del brano ce lo fa percepire: un insinuarsi cupo tra queste radici del rock, che come una luce intermittente, si rischiara, per poi ritornare di colore scuro.
Rispetto alla traccia precedente,THIS EMPTY HEART  ha decisamente tutta un’altra struttura; a dimostrazione della versatilità musicale della band, capace di piegare ogni strumento a servizio di un sound e di uno stile di brano in brano e di volta originale,  parte quasi alla sprovvista, l’energia vocale di Meltea che irrompe sulla distorsione di una chitarra fragorosa, a cui rispondono strascichi di batteria che insistono su battute imminenti, senza lasciare pause di riflessione.
Un susseguirsi inaspettato di sperimentazioni noise che prosegue con la settima traccia dal titolo SCHICKSAL, un brano in lingua tedesca. SCHICKSAL si apre con un netto hard rock è, il caso vuole, che proprio la lingua tedesca con il suono crespo e consonantico, ben si presti a sussistere su un sfondo così crudo e battente: non c’è scampo in questo vortice di spasmi di batteria intervallati a quelli  di un basso mai stanco di propinare insidiose costellazioni di ombre minacciose: qui la luce è sembra adombrata dalle tenebre più irriverenti.
L’intro della traccia 8 ci riporta alle origini del rock, all’alba rischiarata da quella revolution dei beatles che le chitarre qui raccordano per poi di nuovo scordarsi in un noise spettrale, in cui il basso tra un inciso e l'altro, attenua gli arpeggi claustrofobici della chitarra.
Rincorre una batteria ansimante a cui la voce di Meltea, cerca di ridare respiro attraverso la stroncatura delle parole pronunciate, che si distribuiscono ordinate, in uno sfondo musicale conturbato.

In STUPID JIVES, le chitarre sono acidificate, attorcigliate su se stesse le corde creano  suoni acuti ,innalzati verso alture insormontabili. che si stendono poi, per alcuni istanti, quasi a darci il tempo per realizzare le finiture di un turbinio strumentale, che ci cattura tra queste insidie inespugnabili.

L'ultima traccia è in italiano come lo era quella d’apertura: la firma di una band i cui risvolti internazionali, non smentisce la loro derivazione italiana; per quanto questa sia celata dietro un'emissione vocale frantumata da un andamento sincopato, le parole arrivano dirette a destinazione. Una meta per certi versi incerta, in cui  lo sferragliare di un treno attraverso una galleria di suoni moderni, fa percepire in questo ultimo brano le medesime influenze dei Black Keys: ritorsione di corde su rotaie arrugginite, dove il suono ferroso, del grunge, rinvigorisce il rock più morbido, mentre noi ascoltatori siamo i passeggeri di questo treno, che sfreccia verso stazioni musicali  non finora mai esplorate.


Sonia Bellin

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